La storia del corsaro Graffigna

"Liguria, terra ancestrale e ricca di bellezze, scorci mozzafiato, poco spazio e tanta voglia di salire delle scale per godere un panorama unico una volta arrivati"

 

Finalmente è online il nostro nuovo blog,  i Racconti di Aphrodite ed il nostro primo articolo non poteva che essere ambientato a Portovenere, antichissimo borgo che amiamo, ricco di storia, suggestioni, leggende e ovviamente.. pirati! 

 

Oggi vi parlo del corsaro Graffigna e delle sue imprese, chi era, e dove sono sepolti i suoi resti. Portovenere, seconda metà del 1500: i bambini giocano dietro la chiesa di San Pietro ,tra loro, Giuseppe Graffigna, occhi grigio verdi, vivaci e avventurosi; scruta il mare taciturno, come se sapesse cosa gli avrebbe riservato il suo futuro.

A quel tempo, ogni giorno presso Portovenere giungevano notizie di continui scontri tra pirati musulmani e navigli cristiani e assalti ai paesi costieri; affascinato e allo stesso tempo sdegnato dalle incursioni musulmane, Giuseppe, appena ebbe l''età, si arruolò; nella marineria del Gran duca di toscana. Non mancarono le disavventure: infatti naufragò in una tempesta e, catturato dai corsari turchi, venne tenuto schiavo nelle loro imbarcazioni ai remi, liberato in seguito dagli spagnoli che attaccarono la galera su cui era prigioniero. Nel 1600 alcuni documenti toscani lo descrivono al comando di una galera della marineria toscana chiamata "La Livornina", grazie alla quale compirà imprese di notevole valore e che lo renderanno famoso in tutto il mediterraneo.

Tra le sue azioni più ardite, ricordiamo la cattura di 3 brigantini turchi al largo della Corsica con una sola galera cristiana e l'assedio di Algeri; qui, ebbe l''audacia di sfidare direttamente, cannoneggiandola, una delle torri di guardia presso il porto e, una volta sbarcato a terra, con tra i suoi un marolino (abitante della frazione di Parola, SP), si assicurò personalmente della distruzione della torre, liberando tutti i prigionieri presenti. In seguito, durante la fuga, affrontò; una galeotta corsara giunta per difendere il porto, affondandola e liberando numerosi cristiani ai remi. Il 3 maggio 1605, in una memorabile battaglia tra turchi e cristiani presso il porto di Prevesa, in Grecia, Graffigna riuscì a catturare un gran numero di grossi bastimenti da carico turchi, privandoli dei rifornimenti e offrendo così un decisivo contributo alla vittoria. Puntualmente Giuseppe tornava sempre a Portovenere, per ritrovare il borgo e gli affetti della famiglia, così famoso che tutti giungevano nel paese per vederlo e salutarlo; estremamente distinto e sempre di buoni modi veniva denominato il "Cardinalino". Giungiamo dunque al triste epilogo del corsaro Graffigna, scomparso in circostanze sconosciute; sarà proprio il Capitano generale della marina pontificia, dove Graffigna militò gli ultimi anni della sua vita a riportare a Portovenere le sue spoglie, allinterno di una giara e a tumularle in fondo alla navata destra della maestosa Chiesa di San Pietro.

La lapide reca incise le seguenti parole: FRANCESCO CENTURIONI riportò in patria e non lasciò insepolte le ossa di GIUSEPPE GRAFFIGNA nell'anno del Signore 1620.

 

Questo è uno dei molti segreti e delle storie racchiuse nella splendida e selvaggia terra della Liguria.

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